La lampada della pace - ANA Cuneo

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La lampada della pace

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LA LAMPADA DELLA PACE
In occasione del CISA 2019 che quest’anno, come già detto nel numero scorso del giornale, si è svolto a Feltre ho approfittato dell’ occasione per fermarmi un giorno a Vicenza, città che conoscevo poco, per salutare i vecchi amici vicentini del SON ed in particolare il Vice comandante Virginio Zonta con il quale sono legato da affettuosa amicizia. Virginio è stato splendido e tra le altre cose mi ha fatto visitare il Santuario di Monte Berico, che sovrasta la città, dove gli alpini vicentini hanno portato la Lampada della Pace in occasione del centenario della fine della Grande Guerra.
Già il Santuario ti colpisce per la sua maestosità ed imponenza dove all’interno si trova la Bandiera “Jesus” un tricolore, lo stemma di Casa Savoia ma al posto della corona un solo nome “Jesus”. Una Bandiera che riassume una storia di devozione d’altri tempi racchiusa nel Santuario in una bacheca dal 1918 e che fu affidata da allora alle cure dei frati del Santuario Mariano, un gesto simbolico in un luogo altrettanto simbolico davanti alle prealpi vicentine, uno dei fronti più sanguinosi della Grande Guerra. Quello che attira l’attenzione è peròla Lampada della Pace che, nei pressi dell’ altare maggiore, scende dal soffitto a guardare e proteggere gli astanti. Dopo un pellegrinaggio di quattro anni, all’inizio del quale la Lampada fu consegnata dalla delegazione vicentina delle Guardie d’ Onore del Pantheon al comitato appositamente costituito affinché sia conservata, dopo l'ultimo pellegrinaggio in Vaticano portata dagli Alpini della Sezione di Vicenza in udienza per ricevere la Benedizione di Sua Santità Papa Francesco il 26 Febbraio 2019 e l'apposita firma nel registro del percorso fatto in questi 4 anni, per sempre nella chiesa che domina Vicenza, la stessa è entrata nel Santuario scortata dagli Alpini e  da tantissime autorità militari, religiose e civili tra le quali Emanuele Filiberto di Savoia che ha voluto ricordare il bisnonno (Vittorio Emanuele III) con queste parole “Questa terra fu in prima linea durante il conflitto. Dopo Caporetto il bisnonno fu spesso al fronte, visitò trincee, parlò con i soldati. Era un militare e lo fu anche negli anni brutti del fascismo”. La giornata è stata anche l’ occasione per svelare il bassorilievo commemorativo. La celebrazione si è conclusa in serata al Santuario con l’esecuzione del Requiem composto per l’ occasione e diretto magistralmente da Silvia Fabbian.
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